Arrestato don Vito Martinelli, il sacerdote volto di Telesveva. Marmo: «Non avevamo mai ricevuto segnalazioni»
Il sacerdote di Corato, finito ai domiciliari con gravi accuse di violenza sessuale, conduceva la rubrica “Due minuti per Dio” sull’emittente televisiva pugliese. Il direttore Michele Marmo rompe il silenzio e annuncia il mancato rinnovo del programma.
Dall’altare agli studi televisivi, fino alla cronaca giudiziaria. La vicenda di don Vito Martinelli, il sacerdote 56enne di Corato finito agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale aggravata dall’abuso di autorità, ha suscitato grande clamore non soltanto negli ambienti ecclesiastici, ma anche nel panorama dell’informazione televisiva pugliese.
Il sacerdote, infatti, non era un volto sconosciuto al pubblico. Giornalista professionista, insegnante e conduttore televisivo, Martinelli aveva trovato spazio anche nel palinsesto di Telesveva, canale 18 del digitale terrestre, dove conduceva la rubrica “Due minuti per Dio”, un programma dedicato alla fede e alle testimonianze di personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo.
Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Trani, il sacerdote è accusato di aver commesso abusi sessuali nei confronti di un giovane maggiorenne che frequentava la sua parrocchia. I fatti contestati risalirebbero al periodo compreso tra la fine del 2024 e il 2025. La denuncia del giovane e gli elementi raccolti dagli investigatori hanno portato all’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari.
Accuse estremamente gravi, sulle quali dovrà naturalmente pronunciarsi la magistratura, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.
Ma c’è anche un altro aspetto della vicenda che merita attenzione: il rapporto tra il sacerdote e Telesveva, emittente che nelle passate stagioni aveva ospitato il suo programma.
Abbiamo quindi contattato direttamente Michele Marmo, direttore responsabile di Telesveva, chiedendogli una dichiarazione sulla vicenda e sul futuro della rubrica.
La risposta del direttore non si è fatta attendere:
La notizia dell’ arresto di Don Vito Martinelli con ipotesi di reato particolarmente gravi ci sorprende non poco. Nelle passate stagioni televisive abbiamo accolto nei nostri palinsesti una sua idea di produzione anche sulla base della fiducia che si ripone difronte ad un uomo di Chiesa, di Scuola e iscritto all’ albo dei giornalisti con una ampia esperienza maturata in altre emittenti televisive. Non abbiamo mai ricevuto alcuna segnalazione che potesse farci immaginare situazioni ambigue. Fermo restando il principio di garantismo che si deve ad ogni indagato, è una scelta prudenziale quella di non rinnovare la rubrica “due minuti per Dio” che restava l’unico spazio in palinsesto a sua disposizione.
Parole che chiariscono la posizione dell’emittente e che, soprattutto, ufficializzano la decisione di non rinnovare la trasmissione.
Marmo sottolinea come la scelta originaria di ospitare il sacerdote fosse stata determinata anche dalla fiducia riposta nella sua figura di uomo di Chiesa, docente e giornalista, precisando che all’emittente non sarebbero mai giunte segnalazioni tali da far ipotizzare situazioni problematiche.
Una spiegazione che apre anche una riflessione più ampia sul rapporto tra televisione, credibilità dei protagonisti e responsabilità editoriali.
Perché quando un’emittente sceglie di dare spazio a un personaggio pubblico, inevitabilmente contribuisce anche a rafforzarne la visibilità e la riconoscibilità presso i telespettatori. Questo, naturalmente, non significa attribuire alla televisione responsabilità per comportamenti personali dei propri ospiti o conduttori, tanto meno per fatti che devono ancora essere accertati in sede giudiziaria.
Resta però il tema della fiducia, quella stessa fiducia richiamata dal direttore di Telesveva nella sua dichiarazione.
Una fiducia che, alla luce delle accuse emerse, l’emittente ha evidentemente ritenuto opportuno non tradurre in un nuovo impegno televisivo.
La vicenda giudiziaria seguirà il proprio corso e sarà la magistratura a stabilire eventuali responsabilità. Sul versante televisivo, invece, la posizione espressa da Michele Marmo è chiara: per “Due minuti per Dio” non è previsto un rinnovo.
Un epilogo che assume un significato particolare per una trasmissione nata per parlare di fede, valori e spiritualità, oggi inevitabilmente coinvolta, attraverso la vicenda del suo conduttore, in una storia di cronaca giudiziaria ancora tutta da definire.
Massimo Sportelli
