Quando “l’informazione?” diventa persecuzione: il caso Sammichele di Bari

Negli ultimi mesi, il Comune di Sammichele di Bari è diventato terreno fertile per un vero e proprio accanimento mediatico che nulla ha a che fare con l’informazione imparziale e il giornalismo di inchiesta. Al centro di questo clima torbido troviamo la sedicente giornalista Gorio e una ristretta cerchia di consiglieri di opposizione, impegnati in una campagna sistematica volta a delegittimare il sindaco Lorenzo Netti.
Tutto è iniziato, almeno ufficialmente, con la questione dell’autovelox. Una polemica che, a conti fatti, avrebbe potuto risolversi nell’ambito del dibattito pubblico e istituzionale. Ma ben presto si è compreso che quella era solo la punta dell’iceberg, il primo atto di una strategia più ampia e calcolata.
Successivamente, è stata la volta della cosiddetta “parentopoli”, una presunta inchiesta che ha coinvolto due realtà locali, Iris e Incant. Anche in questo caso, però, l’impianto accusatorio si è rivelato inconsistente, costruito più su illazioni e ricostruzioni parziali che su dati concreti.
E non è finita qui. Gli attacchi hanno continuato ad arrivare con sorprendente regolarità, prendendo di mira persino momenti del tutto marginali della vita del primo cittadino. È stato criticato per aver assistito al montaggio di un palco, per aver parlato al microfono durante una festa di piazza con il tono – a detta loro – “di un vocalist”, e infine per aver caricato del materiale ferroso su un mezzo della Protezione Civile. Episodi minimi, privi di qualsiasi rilevanza istituzionale, elevati però a scandali attraverso una narrazione forzata e ostinatamente tendenziosa.
Ciò che traspare con chiarezza è che l’autovelox era solo un pretesto. Il vero obiettivo di questo attacco sistematico non è la trasparenza o la legalità, ma la distruzione dell’immagine pubblica del sindaco Netti. Alla base di questo astio, secondo indiscrezioni sempre più insistenti, ci sarebbe un episodio risalente alla scorsa estate: il rifiuto da parte dell’amministrazione comunale di elargire una cospicua somma – si parla di almeno 35.000 euro – alla Gorio per la presentazione dell’Estate Sammichelina. Da quel momento, il bersaglio è diventato chiaro.
Tutto questo nulla ha a che fare con il giornalismo. Non c’è alcuna inchiesta, nessun interesse pubblico concreto, solo una serie di attacchi personali mascherati da informazione. È una strategia comunicativa costruita ad arte per demolire, non per informare. È il segno di un “giornalismo” piegato a interessi personali, che travisa la realtà pur di ottenere visibilità o rivincite politiche.
La comunità di Sammichele merita un confronto politico e pubblico serio, basato sui fatti e non sulle vendette personali. Chi vuole fare opposizione lo faccia nei luoghi deputati, con argomenti e proposte. Chi vuole fare “giornalismo”, lo faccia con rigore e rispetto per la verità.
Perché in una democrazia matura, il confine tra informazione e persecuzione dovrebbe essere invalicabile. E oggi, a Sammichele, quel confine è stato superato da tempo.
Infine, delle ultime dichiarazioni della Gorio, espresse nell’ultima puntata nel suo ridicolo e poco seguito programma televisivo (anche su questo argomento spara numeri senza cognizione di causa), riferendosi implicitamente al sottoscritto ed Antonio Loconte (e qua la dice lunga sul coraggio della Gorio che pretende di dare a noi lezioni di giornalismo….) torneremo: vi illustreremo chi è davvero la Gorio e possiamo garantirvi che quello che avete visto sino ad ora è solo l’1% di quello che abbiamo scoperto.
Massimo Sportelli
