Vota il piano, oggi difende chi acquisisce: il caso Bitritto

A Bitritto, nel cuore del borgo antico – “U Burg” nel dialetto locale – emerge una vicenda che intreccia urbanistica, proprietà e possibili conflitti di interesse.
Al centro della storia c’è un immobile risalente agli anni ’40, da decenni utilizzato come deposito: prima per frutta secca, poi per materiali edili. Oggi il locale si presenta in condizioni precarie: privo di acqua ed energia elettrica, con infissi inesistenti e un portone deteriorato. I proprietari originari vivevano all’estero e sono oggi deceduti; gli eredi risiedono in Puglia.
Su questo immobile è stata avviata una procedura per il riconoscimento della proprietà tramite usucapione. Il ricorrente sostiene di detenere il bene in modo continuativo e indisturbato fin dagli anni ’80, circostanza ora al vaglio del Tribunale di Bari.
Fin qui, una vicenda non insolita. Ma è il contesto urbanistico e istituzionale a sollevare interrogativi.
Nel 2019 il Consiglio comunale di Bitritto adotta, con deliberazione n. 12, il piano particolareggiato di recupero e valorizzazione della zona omogenea “A2”, che comprende il centro storico. Due anni dopo, il 9 dicembre 2021, lo stesso Consiglio approva definitivamente il piano con deliberazione n. 36.
Dalla documentazione ufficiale emerge che, in quella seduta, tra i presenti e votanti favorevoli figura Sabino Paparella, all’epoca presidente del Consiglio comunale, che ha anche presieduto la votazione del provvedimento .
Il piano urbanistico introduce, tra le altre cose, nuove possibilità di intervento sugli immobili della zona A2, inclusa la sopraelevazione e la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente. In altre parole, immobili prima marginali o degradati possono acquisire nuovo valore.
Ed è qui che i piani si sovrappongono.
Oggi, l’avvocato Sabino Paparella è il legale del soggetto che ha avviato la procedura di usucapione proprio su uno di questi immobili situati nella zona interessata dal piano.
Una coincidenza che apre a interrogativi legittimi.
Paparella, infatti, non solo sedeva in Consiglio comunale al momento dell’approvazione del piano, ma – secondo quanto risulta – era già stato eletto anche nella precedente consiliatura, quando nel 2019 veniva adottato lo stesso strumento urbanistico.
Non emergono, allo stato, elementi che dimostrino violazioni di legge. Tuttavia, il caso pone una questione di opportunità e trasparenza: è opportuno che chi ha partecipato all’approvazione di un piano urbanistico possa, successivamente, assistere legalmente un soggetto che trae beneficio diretto da quello stesso piano?
La risposta, più che giuridica, è politica e amministrativa.
Resta ora da chiarire un punto cruciale: al momento dell’adozione e approvazione del piano, esisteva già una situazione di fatto sull’immobile tale da rendere prevedibile una futura richiesta di usucapione? E, in tal caso, era nota?
Sono interrogativi che meritano approfondimento, anche alla luce dell’interesse pubblico che circonda la gestione del territorio e la valorizzazione del patrimonio storico.
La vicenda, intanto, proseguirà nelle sedi giudiziarie. Ma sul piano pubblico e amministrativo, le domande restano aperte.
Massimo Sportelli
